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Diabete mellito e attività fisica: benefici e linee guida

Diabete mellito e attività fisica: benefici e linee guida

Diabete e attività fisica: benefici e linee guida

Il diabete mellito è una malattia cronica complessa, determinata da un aumento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia), il cui tasso di incidenza è aumentato e sta aumentando sempre di più negli ultimi anni, anche in Italia.

Attualmente la medicina distingue tra 3 principali forme di diabete mellito:

  • quello di tipo 1 (o diabete giovanile, che si sviluppa prevalentemente a partire dall’infanzia o dall’adolescenza e che riguarda il 10% dei casi di diabete), una malattia autoimmune, in cui il pancreas non è più in grado di produrre insulina
  • il diabete mellito di tipo 2 (quello più comune, che interessa il 90% dei casi), in cui il pancreas produce insulina, ma questa è insufficiente (deficit di secrezione di insulina) o non viene utilizzata in modo ottimale dall'organismo (insulino-resistenza)
  • il diabete mellito gestazionale, che si manifesta o viene rilevato per la prima volta durante la gravidanza e che tende a scomparire al termine di questa, ma che comporta un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 in età avanzata.

Mentre le cause del diabete di tipo 1 sono ancora incerte, l'insorgenza di quello di tipo 2 viene attribuita alla concomitanza di fattori genetici e ambientali, dove un'alimentazione scorretta, l'inattività fisica e l'obesità costituiscono alcune delle principali cause scatenanti, oltre che fattori che aggravano la malattia (tanto nel diabete di tipo 2, quanto in quello di tipo 1).

Qualsiasi sia il tipo di diabete di cui si è affetti, una corretta gestione della malattia è fondamentale per contenere e ridurre le macro e micro-complicanze vascolari e quelle a livello viscerale che questa provoca nell'organismo. Gli organi più colpiti sono l’occhio, il rene, il sistema nervoso e il sistema cardiovascolare e, attualmente, il diabete di tipo 2 costituisce la principale causa di amputazioni traumatiche, infarti, ictus, cecità, disturbi della vista e dialisi nella popolazione italiana.

QUAL E' IL RUOLO DELLO STILE DI VITA NEL PREVENIRE L'INSORGERE DELLA MALATTIA E NEL MIGLIORARE LA QUALITA' DI VITA DI CHI NE E' AFFETTO?

L'attività fisica regolare (prevalentemente aerobica), una corretta alimentazione e, nel caso in cui se ne soffra, terapie di base mirate costituiscono, di pari passo con controlli regolari, le armi più efficaci che abbiamo a disposizione per ridurre il rischio di incorrere in patologie metaboliche (come il diabete mellito) e le conseguenze che questo provoca nel medio-lungo termine sull'organismo.

Sempre più evidenze scientifiche dimostrano l'importanza di abbinare alla dieta e ai farmaci lo sport, riconoscendone il valore terapeutico nel ridurre l'insulino-resistenza, nel migliorare diversi parametri fisiologici (livelli di glucosio nel sangue, profilo lipido, peso corporeo, pressione arteriosa) e nel ridurre le connesse malattie cardiovascolari e la mortalità, determinando un miglioramento della qualità di vita globale del paziente.

La sua efficacia, e il motivo per cui questo dovrebbe essere prescritto al pari di un farmaco, è data dalla sinergia tra il movimento aerobico e l'aumento della sensibilità all'insulina, che determina una diminuzione dei valori glicemici e, di conseguenza, il rischio di complicanze.

Rilevante sotto questo punto di vista è uno studio condotto dall'Università di Perugia su 900 persone con diabete coinvolte in un percorso con attività fisica strutturata. I pazienti sono stati suddivisi in 2 gruppi: il primo gruppo è stato seguito con terapia farmacologica e dieta, mentre nel secondo gruppo la gestione della malattia prevedeva anche dell’attività fisica supervisionata con supporto psicologico. Mentre nel primo gruppo si è registrato un aumento del 10 per cento nell’utilizzo di farmaci, a fronte di miglioramenti modesti di glicemia e trigliceridi, il secondo gruppo ha ridotto la spesa farmaceutica del 5 per cento dopo due anni, ha visto diminuire l’emoglobina glicosilata del 7 per cento e ha ottenuto risultati migliori della pressione arteriosa. Tutto questo si è tradotto in un innalzamento della qualità della vita, con vantaggi anche sul benessere psicologico e mentale.

Studi condotti a random su pazienti a rischio hanno evidenziato, inoltre, che un'attività fisica regolare di intensità moderata di 150 minuti alla settimana (la “dose minima appropriata" per ottenere una sensibile riduzione del rischio cardiovascolare o un effetto di prevenzione del diabete), in abbinamento ad una dieta equilibrata, ha ridotto del 58% il rischio di incorrere in diabete di tipo 2. Interventi con il solo esercizio fisico adattato si sono dimostrati altrettanto efficaci nel prevenire la progressione della malattia, al pari della cura con attività fisica e dieta.

Al pari dell'attività aerobica, anche gli strumenti di forza sono strumenti terapeutici utili (in assenza di complicanze) al fine di ridurre la resistenza all'insulina, migliorando il controllo glucidico, anche per gli anziani diabetici.

L'importante, affinché lo sport sia davvero terapeutico, è praticare l’attività fisica in modo corretto e sicuro, senza improvvisazioni e facendosi seguire da professionisti, sempre in accordo con il proprio diabetologo.

Non esistono infatti delle vere e proprie linee guida per tutte le persone con diabete, perché bisogna tener conto dei molteplici fattori individuali che condizionano la glicemia durante l’esercizio fisico in funzione della soggettività nella sensibilità all’insulina. Allo stesso modo, non ci sono particolari preclusioni nello svolgerlo, ad eccezione dei soggetti diabetici con complicanze croniche. Fondamentale è l’autocontrollo glicemico, l’autogestione di insulina e l’apporto di carboidrati, in funzione della propria fisiologia e dell’intensità della prestazione sportiva.