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Conoscere e convivere con la Malattia di Parkinson

Conoscere e convivere con la Malattia di Parkinson

Parkinson

Conoscere la Malattia di Parkinson

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa (la seconda per diffusione dopo l’Alzheimer), ad evoluzione lenta ma progressiva, che rientra nel gruppo di patologie definite "Disordini del Movimento".

Le cause del Parkinson non sono ancora del tutto note sebbene ad oggi si sappia essere una malattia multifattoriale dove diversi fattori (genetici, infettivi e tossici) concorrono nella costituzione di aggregati proteici responsabili della formazione di corpi di Lewy che, accumulati nella zona cerebrale definita “substantia nigra”, portano a degenerazione i neuroni dopaminergici, fondamentali per la produzione di dopamina e quindi per l'esecuzione dei movimenti.

I principali sintomi motori della malattia di Parkinson sono: tremore a riposo, rigidità muscolare, bradicinesia (rallentamento dei movimenti) e instabilità posturale; tali sintomi si presentano generalmente in modo asimmetrico, coinvolgendo quindi maggiormente un solo lato del corpo.

Ma il Parkinson non colpisce solo l’apparato motorio; si tratta infatti di una malattia che affligge sia dal punto di vista motorio che da quello non motorio, portando progressivamente molti malati a disabilità.

Tra i sintomi non motori del Parkinson si possono riscontrare: depressione (talvolta primo sintomo già presente anni prima della diagnosi), ansia, apatia, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali e urologici, ipotensione ortostatica, decadimento cognitivo e sintomi psichiatrici.

Decadimento cognitivo e Parkinson

Negli ultimi anni si è compreso che le difficoltà cognitive associate alla malattia di Parkinson sono più diffuse di quanto si pensasse in passato e che queste posso presentarsi già nelle fasi iniziali della malattia. Secondo le stime “circa il 35% mostra deficit cognitivi all’esordio della malattia, il 60% entro 4 anni dall’esordio e fino all’80% dopo 20 anni dall’esordio” (Aarsland et al., 2005).

Per quanto riguarda il profilo cognitivo delle persone con decadimento cognitivo è spesso presente una “sindrome disesecutiva” nella quale predominano deficit di pianificazione, giudizio astratto e flessibilità mentale oltre che una precoce compromissione delle abilità attentive e delle funzioni visuo-spaziali; la memoria è comunemente compromessa in forma modesta mentre non sono frequentemente riportati deficit di linguaggio e delle abilità prassiche” (Padovani et al., 2019).

I disturbi cognitivi nei pazienti parkinsoniani si estendono quindi “da alterazioni di singole funzioni (memoria, funzioni visuo-spaziali, capacità di programmazione) rilevabili con specifici test, a quadri più gravi come la demenza. Per demenza si intende un quadro patologico caratterizzato da deficit di piu’ funzioni cognitive cosi’ importanti da ridurre l’autonomia nelle attività quotidiane (Mariani, 2011)”.

Sospetto un deficit cognitivo: come posso procedere?

“L’insorgenza di demenza nella malattia di Parkinson riduce la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti, rendendo piu’ gravoso il carico assistenziale e piu’ frequente il ricorso all’istituzionalizzazione” (Mariani, 2011).

Per questo motivo l’individuazione e la diagnosi di disturbi cognitivi, mediante un’attenta valutazione neuropsicologica (misurazione obiettiva e standardizzata delle funzioni cognitive), si ritiene essere molto importante in tutte le fasi della malattia.

Il primo passo da compiere è quindi quello di parlarne con il proprio medico curante o con il neurologo di riferimento che “consiglierà una valutazione neuropsicologica e richiederà alcuni esami medici per escludere altre potenziali cause di declino cognitivo, quali ad esempio carenza di vitamine, depressione, uso non appropriato di farmaci” (Fumagalli M).

Il secondo passo da compiere, nel caso in cui la valutazione neuropsicologica documenti la presenza di alterazioni cognitive, si può delineare in tre livelli distinti.

  • Livello farmacologico: il neurologo valuterà la necessità di introdurre farmaci che possono migliorare il quadro cognitivo oppure ridurre o eliminare i farmaci che possono causare o aumentare i deficit cognitivi.
  • Livello cognitivo: il neuropsicologo sulla base della valutazione neuropsicologica effettuata, delineerà un progetto di riabilitazione o stimolazione cognitiva mirato al recupero delle funzioni cognitive compromesse e al mantenimento delle funzioni cognitive integre.

E’ ormai noto che “nel cervello, sia dell’adulto che del soggetto anziano, la stimolazione cognitiva opera favorendo la graduale riattivazione funzionale di vie nervose secondarie, scarsamente utilizzate ma presenti” (Cesa-Bianchi et al., 1999)

  • Livello occupazionale e quotidiano: può essere utile introdurre ausili (portapillole, sveglie ecc.) per ricordare l’assunzione dei farmaci.

Infine, la riabilitazione cognitiva, associata a corretti stili di vita (alimentazione, attività fisica, mantenere e sviluppare interessi personali) e a buone relazioni sociali, svolge un ruolo importante nel prevenire o rallentare lo sviluppo di forme di demenza e nel mantenere attiva ed autonoma la persona.

Dott.ssa Alessandra Calabrò, Psicologa esperta in neuropsicologia clinica

Email: alessandra.calabro.psi@gmail.com

Bibliografia:

  • Aarsland D, Zaccai J, Brayne C. A systematic review of prevalence studies of dementia in Parkinson’s disease. Mov Disord. 2005 Oct;20(10):1255-63. PubMed PMID: 16041803.
  • Cesa-Bianchi M, Vecchi T. Elementi di psicogerontologia. Milano: Franco Angeli 1999.
  • Fumagalli M. https://www.spazioparkinson.com/articoli-di-spazioparkinson.html
  • Mariani C, 2011. https://www.parkinson-lombardia.it/images/main/Mariani.pdf
  • Padovani A, Bonanni L, Pilotto A. Demenza e Malattia di Parkinson. Focus on brain, 2019. https://focusonbrain.com/la-rivista/numero-5/contributo-esperti/demenza-e-malattia-di-parkinson/

 

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