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Distorsione alla caviglia: come comportarsi

Distorsione alla caviglia: come comportarsi

Distorsione alla caviglia come comportarsi

Alzi la mano chi non ha mai preso una storta alla caviglia.

Le distorsioni che interessano quest'articolazione sono fra gli infortuni più comuni e spesso non ce ne preoccupiamo troppo, pensando che un po' di riposo risolverà il tutto.

Il problema è che il 40% delle persone che subiscono questo tipo di infortunio, senza adeguate cure va incontro al rischio di recidive e di sviluppare un'instabilità cronica della caviglia, che compromette postura e mobilità. E' importante, quindi, prendersene cura e farlo immediatamente.

Quando subiamo una distorsione, la prima cosa da fare è evitare ogni sollecitazione, mantenendo l'articolazione a riposo. Se possibile, è utile deambulare fin da subito con le stampelle, in modo da non caricare il peso del corpo sulla caviglia.

Per controllare l'infiammazione e ridurre il dolore, che nell’immediato si presenterà anche se l’articolazione è ferma e non viene toccata, si può applicare del ghiaccio sulla zona dolente, che dovrà poi essere fasciata con un bendaggio compressivo per stabilizzarla. Se possibile, mantenere la caviglia in posizione elevata favorisce il drenaggio dei liquidi, riducendo l'infiammazione e ponendo l’articolazione nelle migliori condizioni per il recupero spontaneo.

Passata la fase acuta di immobilizzazione (che oscilla tra i 7 giorni e le 3 settimane, a seconda della gravità del trauma), è importante iniziare un adeguato percorso di fisioterapia, per evitare l’insorgere di recidive che potrebbero aumentare il rischio di sviluppare instabilità articolare a lungo termine e dolore cronico.

Nonostante ogni programma riabilitativo venga elaborato sulla base delle specifiche esigenze del paziente, è comunque possibile individuare degli step comuni a tutti i protocolli di riabilitazione:

  1. Primo step: diminuzione del dolore e del gonfiore

Nei primi giorni dopo aver tolto la fasciatura, per ridurre la sintomatologia dolorosa si ricorre a terapie quali la tecarterapia e gli ultrasuoni, tecniche manuali e delicate mobilizzazioni, con il fine di migliorare il drenaggio favorendo quindi i processi di guarigione;

  1. Secondo step: recupero dell'articolarità

Una volta diminuito il dolore e il gonfiore, inizia il lavoro di recupero della mobilità articolare, attraverso l'utilizzo delle terapie sopraelencate e di mobilizzazioni volte a recuperare i gradi di movimento, abbinate ad esercizi attivi e attivi assistiti;

  1. Terzo step: recupero della stabilità e del tono muscolare

Una volta recuperata buona parte dell'articolarità, l'obiettivo è quello di recuperare la stabilità dell’articolazione e il tono muscolare della zona lesa. A tal fine, il fisioterapista pianifica un programma riabilitativo specifico per il paziente, che preveda esercizi attivi e l’utilizzo di strumenti specifici.


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