Piazza Collobiano, 2/3 - 13856 Vigliano Biellese (BI)
info@fisiokinetiksport.it

Fascite plantare: cause, sintomi e rimedi

Fascite plantare: cause, sintomi e rimedi

Fascite Plantare Sintomi Cause e Cura a Biella Fisiokinetik

FASCITE PLANTARE: CAUSE, SINTOMI E RIMEDI

La fascite plantare è una delle più comuni patologie e cause di dolore al piede negli adulti, secondaria ad una risposta infiammatoria causata da micro-traumi ripetuti e da un eccessivo utilizzo del legamento arcuato (o fascia plantare), che lo sfibrano, causandone una degenerazione da cui insorge il dolore.

E’ un disturbo molto comune in chi pratica sport (come il running), ma può colpire anche persone sedentarie, soprattutto se affette da patologie quali sovrappeso, obesità e diabete.

LA FASCIA PLANTARE O LEGAMENTO ARCUATO

La fascia plantare è una robusta fascia fibrosa situata sulla superficie plantare, subito al di sotto dello strato sottocutaneo, che riveste la muscolatura e le strutture neuromuscolari della pianta del piede, e unisce la zona plantare interna del calcagno con la punta delle dita.

La fascia plantare, connessa con il tessuto muscolare, riveste un ruolo importante nel fornire continuità nella distribuzione delle forze muscolari (statiche e dinamiche), permettendo l’equilibrio nell’esecuzione dei movimenti, e nel dissipare eventuali tensioni nei punti in cui i tendini si connettono all’osso, diminuendo così l’usura delle strutture e il rischio di rotture.

Un suo sovraccarico funzionale, dovuto a continui movimenti in flessione (come quando si sale in punta di piedi) e distensione (movimenti frequenti in chi pratica sport che comportano frequenti spinte e salti), può causare un eccessivo accorciamento della fascia plantare, innescando il processo infiammatorio e causandone una degenerazione.

LE CAUSE DELLA FASCITE PLANTARE

Si stima che circa il 10% della popolazione sia destinato a soffrire di fascite plantare nel corso della vita.

Le cause che ne sono all’origine sono varie e spesso correlate fra di loro, anche se si registra una maggior incidenza della patologia nella fascia d’età tra i 40 e i 60 anni e, in particolare:

  • in chi pratica attività fisica eccessiva e/o scorretta (in particolare, le discipline che comportano spinte e salti vigorosi, che possono provocare un sovraccarico funzionale della fascia plantare, come il running, il basket, il calcio, la danza, il rugby e l’atletica leggera)
  • in chi svolge attività lavorative che richiedono di stare a lungo in piedi
  • nelle donne in gravidanza
  • nelle persone in sovrappeso o obese
  • nelle persone affette da patologie del piede che alterano l’equilibrio delle forze fisiologiche che agiscono durante il cammino, accentuando le sollecitazioni sulla fascia plantare (come, ad esempio, la tendinopatia achillea, una neurite o borsite del tallone, lo sperone calcaneare, i piedi piatti o cavi)

Altre cause che possono concorrere all’insorgere della patologia sono una ridotta estendibilità del tendine d’Achille e l’utilizzo di calzature non adeguate (scarpe troppo strette o larghe, eccessivamente morbide o rigide e tacchi alti).

I SINTOMI DELLA FASCITE PLANTARE

Quando la fascia plantare si infiamma, il principale sintomo che si avverte è il dolore alla pianta del piede, inizialmente localizzato nella parte interna del tallone e che, con il passare del tempo, tende ad estendersi anche alla parte centrale del piede e all’avampiede fino a colpire l’intera pianta, ad esclusione delle falangi distali (la punta delle dita).

Spesso il dolore si presenta più intenso quando si passa da una situazione in cui il piede è a riposo (e la fascia plantare è accorciata) ad una di movimento (in cui la fascia plantare viene allungata), come al risveglio, dopo aver compiuto alcuni passi appena scesi dal letto, o in seguito ad un riposo prolungato o ad uno sforzo (come una passeggiata o una corsa) o a fine giornata, dopo essere stati per molte ore in piedi.

Il dolore può essere molto intenso, simile ad una fitta e tale da impedire lo svolgimento delle normali attività quotidiane, oppure manifestarsi più lievemente, ma durare più a lungo nel tempo.

E’ importante sottolineare che il dolore, se trascurato, tende ad intensificarsi e a cronicizzarsi nel tempo. Una diagnosi tempestiva, seguita da un adeguato percorso di cura, è pertanto fondamentale per controllare il dolore e favorire la guarigione della fascia, evitandone una rottura o una modifica dell’appoggio plantare che, a lungo andare, può causare complicazioni anche a livello delle ossa delle ginocchia, del bacino e della schiena.

LA DIAGNOSI DI FASCITE PLANTARE

Solitamente, la diagnosi di fascite plantare viene effettuata dopo un’attenta valutazione clinica dei sintomi da parte del medico fisiatra e ortopedico.

Eventuali esami strumentali, come radiografie e TAC, non sono di solito necessari, ma possono rivelarsi utili per evidenziare o escludere altre possibili cause di dolore al tallone.

CURA E TRATTAMENTO DELLA FASCITE PLANTARE

Il trattamento della fascite plantare è prevalentemente conservativo ed ha come obiettivi, consequenziali tra loro:

  • controllare il dolore e l’infiammazione
  • ripristinare l’elasticità delle strutture colpite
  • migliorare l’appoggio plantare e la postura.

Il primo passo del trattamento consiste nel riposo, per alleviare il dolore, ridurre l’infiammazione locale e le sollecitazioni della fascia, permettendo la riparazione delle micro lesioni.

Per qualche settimana è necessario quindi sospendere tutte le attività abituali che provocano l’insorgenza dei sintomi ed evitare di camminare o stare in piedi troppo a lungo, soprattutto su superfici rigide, per evitare che la patologia diventi cronica, complicandone il trattamento e prolungando i tempi di guarigione.

Per alleviare il dolore, soprattutto se questo è particolarmente intenso ed accentuato dal carico, si può ricorrere all’utilizzo di stampelle o il medico può prescrivere l’utilizzo di plantari (così da distribuire il peso su una superficie più ampia) e di tutori notturni che, distendendo i tessuti che formano la fascia plantare durante il riposo, aiutano ad alleviare il tipico dolore che si avverte al risveglio.

Utile, in questo senso, è anche l’applicazione del ghiaccio, soprattutto durante la fase acuta, in quanto aiuta ad attenuare i sintomi locali. Per trarne beneficio, è possibile applicare una borsa del ghiaccio sotto il tallone più volte al giorno o massaggiare la zona con una bottiglia d’acqua ghiacciata, così da disinfiammare la fascia plantare.

TRATTAMENTO FISIOTERAPICO DELLA FASCITE PLANTARE

La fisioterapia rappresenta il trattamento d’elezione nella cura fascite plantare e, tanto più la riabilitazione è tempestiva e adeguata, quanto prima si assisterà ad una riduzione della sintomatologia dolorosa.

Tra le principali tecniche e terapie utilizzate vi sono la terapia manuale, lo stretching, gli esercizi di rinforzo della muscolatura e quelli propriocettivi per migliorare l’appoggio del piede e della caviglia, a cui si affiancano la terapia ad onde d’urto, la Tecarterapia e gli ultrasuoni.

Gli esercizi di stretching, svolti con il supporto del fisioterapista e ripetuti nell’arco della giornata, sono fondamentali per distendere i tessuti adiacenti la regione infiammata, recuperandone l’elasticità e favorendo così la guarigione.

Onde d’urto

Le onde d’urto sono uno dei trattamenti più efficaci nel trattamento della fascite plantare.

Il loro principale beneficio deriva dalla capacità di attraversare le diverse densità corporee (osso-muscolo-grasso), trasferendovi energia ed aumentando l’attività metabolica intorno all’area di dolore, con il risultato di alleviarlo ed accelerare i processi fisiologici di rigenerazione e riparazione dei tessuti, mediante una riduzione degli aspetti infiammatori ossidativi.

Tecarterapia

 La Tecarterapia è una tecnica che, attraverso la generazione di calore all'interno dell'area interessata, stimola l'energia interna dell'organismo al fine di attivarne i processi antinfiammatori e riparativi naturali.

I suoi benefici derivano dalla capacità di aumentare il microcircolo, la vasodilatazione e la temperatura interna alla zona lesa, con un effetto analgesico e di stimolo all'attività metabolica che agisce anche negli strati più profondi dei tessuti danneggiati, facilitandone così la guarigione e riducendo la sensazione di dolore.

Se le opzioni terapeutiche adottate durante il trattamento conducono ad un miglioramento della sintomatologia, continuare gli esercizi di stretching e porre attenzione nella scelta delle calzature è comunque fondamentale per evitare la ricomparsa della fascite plantare, che talvolta, dopo un’apparente guarigione, tende a ripresentarsi nell’arco di pochi mesi.

Al contrario, se l’approccio conservativo si rivela inefficace, il medico può decidere di ricorrere ad un intervento di distensione chirurgica.